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Questa pagina contiene informazioni sulle varie iniziative scientifiche del Dipartimento di Storia della Facoltà di Lettere e Filosofia.

 

Sviluppo e applicazione di nuove tecniche per l’archeologia dei paesaggi in Italia centrale

 

(EU - 7th research framework, ERG n. 230890)

 

Introduzione

Civita di Grotte di Castro (Comune di Grotte di Castro, prov. di Viterbo)

Ricerche territoriali nell’area falisca (provincia di Viterbo)

L’abitato di Collerotondo (Comune di Anzio, provincia di Roma)

Col di Marzo (Comune di Perugia)

Convenzioni

Borsisti e collaboratori

Bibliografia

Contatti

 

 

Introduzione

 

Il progetto di ricerca sull’applicazione e sviluppo di tecniche di ricerca per l’archeologia del paesaggio in contesti dell’ Italia centrale tirrenica ha avuto inizio nel Settembre 2008, grazie ad un Marie Curie Reintegration Grant del VII programma quadro di ricerca della Comunità Europea (progetto n. 230890), quale prosecuzione di uno di studio avviato al Dipartmento di Archeologia dell’Università di  Cambridge tra il 2005 e il 2007 (Marie Curie Intra-European  Postdoctoral Fellowship (progetto n. 514523).

Obiettivi principali del progetto sono l’analisi di alcuni siti archeologici dell’Italia centrale ed in particolare dell’Etruria e del Lazio, mediante ricognizioni dirette, ricerche di archivio  e l’applicazione di sistemi geografici informatizzati, prospezioni geofisiche e remote sensing. 

Il fine scientifico è quello di acquisire nuovi dati utili a ricostruire gli antichi paesaggi dell’italia centrale con le relative dinamiche insediative e verificare l’impiego di nuove tecniche di rilevamento, contribuendo alla documentazione di beni archeologici compresi comunque in aree a rischio.

 

Civita di Grotte di Castro (Comune di Grotte di Castro, prov. di Viterbo)

 

L’insediamento della Civita di Grotte di Castro, posto ad un chilometro a sud est dell’abitato medievale di Grotte di Castro interessa un pianoro tufaceo, naturalmente fortificato, esteso circa 20 ettari con altezza massima di 447 m s.l.m.

L’importanza dell’abitato appare evidente dalla facile difendibilità del luogo, da cui è possibile un controllo visivo del bacino del Lago di Bolsena, dalla vicinanza al confine occidentale del territorio di Volsinii e dalla probabile relazione con l’itinerario che univa Orvieto a Vulci. A Domenico Golini si deve, nel 1856, l’identificazione del sito della Civita quale insediamento antico, nell’ambito dei frenetici scavi delle necropoli del territorio volsiniese. Ulteriori osservazioni sull’area vennero condotte da Adolfo Cozza nel 1883, mentre in seguito l’intero comparto è rimasto per molti decenni ignorato, salvo  una ripresa degli studi e dei recuperi nelle vaste necropoli circostanti l’abitato promossa dalla SAEM oltre che da studiosi locali tra gli anni Settanta e Novanta.

Le ricerche condotte dal Department of Archaeology dell’Università di Cambridge e dal Dipartimento di Storia dell’Università di Roma Tor Vergata nel 2006, 2007 e 2009 sul pianoro della Civita, in accordo con il Comune di Grotte di Castro e con la Soprintendenza Archeologica per l’Etruria meridionale  hanno permesso di effettuare un rilievo di dettaglio di tutta l’area dell’abitato, mediate stazione totale ed analisi del sottosuolo ottenuta tramite Ground Penetrating Radar, a cura della prof.ssa Elena Pettinelli e del dr. Pier Matteo Barone del  Dipartimento di Fisica dell’Università Roma Tre (Cifani et al. c.s. A).

Si è quindi proceduti ad una ricognizione sistematica dell’area, con raccolta di materiali integrata da selezionate indagini di scavo.  E’ stato così possibile documentare numerose opere idriche, tra cui cisterne e cunicoli di drenaggio e altresì di delimitare le principali aree di frammenti fittili con materiali compresi prevalentemente tra VII e IV secolo a.C. e sporadici frammenti ceramici di fasi precedenti e successive.

Tra i ritrovamenti di particolare importanza, spicca l’individuazione di una ben circoscritta area di frammenti fittili, comprendenti ceramica attica, bucchero, vasi miniaturistici oltre ad alcuni esemplari di aes rude, da riferire con tutta probabilità ad una stipe votiva di epoca arcaica.

L’insieme dei dati è stato quindi gestito con un sistema geografico informatizzato (GIS), impostato dalla dott.ssa Letizia Ceccarelli, dottoranda presso il Dipartimento di Archeologia dell’Università di Cambridge.

I nuovi dati ora a disposizione permettono di individuare con maggiore precisione l’articolazione interna di questo importante abitato etrusco e le sue trasformazioni in epoca romana e medievale, fornendo inoltre modelli interpretativi per una ricostruzione delle dinamiche insediative nel comparto settentrionale della val di lago di Bolsena.

Ricerche territoriali nell’area falisca (provincia di Viterbo)

 

Il progetto di ricerca ha incluso il riesame di alcune zone dell’antico territorio falisco, in particolare verificando l’applicazione di nuove tecniche di indagine.

Ricognizioni archeologiche sono state effettuate nel territorio falisco per raccogliere dati utili alla verifica dei dati di un rilevamento LiDAR (acronimo per Laser Imaging Detection and Ranging) effettuato nel 2005, dal Dipartimento di Archeologia dell’Università di Cambridge in collaborazione con la Unit of Landscape Modelling della stessa università e il National Environment Research Council del Regno Unito, su di un’area di circa 70 kmq compresi nei comuni di Nepi, Castel S. Elia, Civita Castellana, Fabrica di Roma, corrispondente al territorio tra le antiche città di Falerii e Nepi.

Come è noto il LiDAR è una tecnica di telerilevamento attivo e consiste nell’inviare segnali a terra da un aereo e nel registrarne i tempi di ritorno.

Durante il rilevamento gli impulsi laser vengono trasmessi a terra da una strumentazione posta sull’aereo, composta generalmente da un laser scanner integrato da una macchina fotografica.

Il raggio laser una volta colpito il suolo viene riflesso e parte del’energia ritorna verso lo strumento che convoglia il segnale a un sistema che determina il tempo di ritorno dell’impulso.

Si può così calcolare la distanza tra lo strumento e il punto di riflessione al suolo. La posizione dell’aereo in volo viene invece determinata mediante un GPS posizionato a terra che comunica con il vettore. Questa tecnica di telerilevamento è finalizzata ad ottenere rilevamenti topografici ad alta precisione. Nel caso della ricognizione effettuata nell’agro falisco da parte dell’Università di Cambridge si è ottenuta una risoluzione di dettaglio orizzontale fino ad un metro ed una risoluzione verticale di 15 cm. Tale rilevamento si è reso necessario sia per ragioni sperimentali legate alla ricerca archeologica, sia per la necessità di ottenere accurati modelli ricostruttivi del paesaggio, in particolare delle aree boschive di fondovalle.

Dati preliminari sono stati presentati in più sedi ed in particolare al Convegno “100 anni di archeologia aerea in Italia, Roma 15-17 Aprile 2009 (Cifani et al. c.s. B).

Durante il triennio 2008-2011 si è proceduti e si sta procedendo alla verifica di ulteriori contesti su questo territorio, in particolare delle infrastrutture legate ad importanti assi viari, mediante ricognizioni dirette, integrate dall’esame di foto aeree,  foto satellitari e documenti di archivio, in particolare mappe catastali. L’esperienza sviluppatasi nel corso del progetto ha consentito inoltre di avviare due altri ulteriori progetti sul campo:

L’abitato di Collerotondo (Comune di Anzio, provincia di Latina).

 

L’abitato di Collerotondo  occupa un pianoro di 7,5 ettari con orientamento est-ovest, posto alla confluenza tra il Fosso di S. Anastasio ed un affluente minore, dominandone la foce, possibile approdo antico fluvio-  lagunare.

 

Individuato da D. Adamesteanu, mediante foto-interpretazione aerea, l’abitato di Colle Rotondo fu oggetto di reiterate indagini di superficie negli anni ’70-80 del secolo scorso, soprattutto ad opera di L. Quilici e S. Quilici Gigli che ne delinearono un primo profilo storico topografico. Le ricerche di superficie evidenziarono fasi di occupazione comprese tra la prima età del Ferro e il II sec. a.C. con sporadiche ma significative attestazioni dell’età del Bronzo, messe in relazione con la vicina necropoli del Bronzo Recente di Cavallo Morto, individuata e scavata nel 1981.

Le ricerche avviate nel 2009 grazie ad una collaborazione tra i tre atenei statali di Roma (Tor Vergata, La Sapienza e Roma Tre), ha consentito di effettuare una ricognizione intensiva  di un campione di circa 4 kmq circostante l’abitato, un rilievo di dettaglio dell’abitato mediante stazione totale ed una ricognizione di dettaglio dell’intero abitato di Collerotondo, cui sono seguiti alcuni sondaggi di scavo effettuati nell’estate  2010 ed i cui risultati preliminari sono al momento in corso di pubblicazione (Guidi et al. c.s.).

Sono stati individauti in particolare resti di un edificio ligneo con alzato in argilla, ricoperto dalla principale fortificazione ad aggere dell’abitato. Alcuni campioni lignei prelevati stanno per essere analizzati dal Centro di datazione al radiocarbonio dell’Università del Salento:

Le ricerche riprenderanno nell’estate 2011 con ulteriori saggi di scavo all’interno dell’abitato.

 

Col di Marzo (Comune di Perugia)

Tra il 2008 e il 2009 il Dipartimento di Storia dell’Università di Roma “Tor Vergata”, in accordo con la Soprintendenza Archeologica dell’Umbria, ha iniziato  un progetto di ricognizione  nell’area della Tenuta di Montelabate (comune di Perugia) di proprietà della Fondazione Gerolamo Gaslini (F. IGM 123 IV SO, Piccione, 1:25.000, ed. 5°, 1950).

Le ricerche sono state quindi ampliate nel corso del 2010 in un ambizioso studio di archeologia del paesaggio di frontiera tra Gubbio e Perugia, in cooperazione con il Dipartimento di Archeologia dell’Università di Cambridge e grazie al contributo dei comuni di Gubbio e di Perugia, nonché della Provincia di Perugia.

Il progetto persegue più finalità.

A livello scientifico e storico si propone di documentare i cambiamenti del paesaggio e le dinamiche insediative nell’area di frontiera tra Gubbio e Perugia.

A livello metodologico  ambisce a perfezionare tecniche e protocolli di ricognizione su di  un territorio collinare e montano, caratterizzato dall’alternanza di area boschive, pascoli e zone di arativo, in una prospettiva di lunga durata dalla preistoria all’età moderna; lo studio comprenderà pertanto un’ampia gamma di documentazione: dal dato archeologico, a quello letterario, epigrafico ed archivistico.

Infine, a livello istituzionale e civico, il progetto intende documentare e rendere disponibili agli organi di tutela e valorizzazione, i resti degli insediamenti antichi della frontiera iguvino-perugina, Tali contesti appaiono  sempre più minacciati dall’espansione edilizia, moderne coltivazioni agricole e scavi clandestini, ma permangono in un’area ad alto valore paesaggistico, complessivamente ancora preservata e rimasta ai margini dei grandi flussi turistici, dove un’attenta politica di sviluppo sostenibile potrebbe condurre ad importanti risultati di valorizzazione.

Punto di partenza dell’esame del territorio è stato l’abitato fortificato di Col di Marzo, tuttora posto lungo il moderno confine amministrativo dei comuni di Perugia e Gubbio.

Il sito, già segnalato sul finire degli anni Settanta dalle meritorie ricognizioni del prof.  Maurizio Matteini Chiari, è stato quindi analizzato sistematicamente nel 2009 e 2010; vi è stato possibile documentare una cinta muraria in blocchi lapidei, integrata da tagli del banco di roccia e più nuclei abitativi all’interno dell’area fortificata; la campionatura di alcuni materiali diagnostici dal sito ha consentito inoltre di precisarne la frequentazione alle fasi più tarde dell’epoca preromana.

L’insediamento di Col di Marzo potrebbe quindi inquadrarsi tra le fortificazioni di confine del territorio di Perugia verso quello Iguvino, lungo un asse di collegamento tra i due centri urbani, probabilmente ricalcato dalla viabilità connessa alla moderna strada regionale Eugubina (SR 298).

Corrispettivo medievale di questo assetto liminale  appaiono i due  vicini siti fortificati noti come Castiglion  Fidatto (toponimo IGM: S. Apollinare) e Castellaccio di Montelabate, prospiciente la più nota Abbazia di S. Maria in Valdiponte.

Le ricerche condotte nel 2010 hanno approfondito questi aspetti, portando al rilevamento  sia dell’abitato di Col di Marzo che dei due castelli limitrofi, insieme ad una ricognizione di ampi settori della Tenuta di Montelabate che ha rivelato importanti dati archeologici di prossima pubblicazione, circa gli insediamenti e lo sfruttamento agricolo dell’area dalla preistoria al medioevo.

Le ricerche riprenderanno nell’estate del 2011 con la prosecuzione delle indagini di superficie.

 

 

Convenzioni

Nel Giugno 2010, tra le attività del progetto di ricerca,  è stata firmata una convenzione tra l’Università di Roma “Tor Vergata”, l’Istituto per le Tecnologie della Costruzione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali del Consiglio Nazionale delle Ricerche e la Direzione Regionale Beni Culturali e Paesaggistici dell’Abruzzo per  realizzare un catalogo  e un sistema geografico informatizzato dei beni archeologici presenti nell’area colpita dal sisma del 9 Aprile 2009.

 

Borsisti e collaboratori del progetto

Dott.ssa Letizia Ceccarelli (Università di Cambridge): 2 mensilità di borsa di ricerca su: “Sistemi geografici informatizzati applicati alla ricerca archeologica su abitati antichi”.

Dott.ssa Emanuela Fulceri (Università di Roma Tre): 1 mensilità di borsa di ricerca su: “Analisi della ceramica dall’abitato latino di Collerotondo (prov. di Latina)”.

Dr.ssa Claudia La Malfa (Università di Bologna): 3 mensilità di borsa di ricerca sul tema

“Archeologia e storia del territorio nel Rinascimento romano”.

Federico Nomi (Università di Roma “La Sapienza”): 1 mensilità di borsa di ricerca sul tema:

“Abitati fortificati in Etruria e nel Lazio”.

 

Bibliografia

G. Cifani, R. Opitz, S. Stoddart, Il contributo della fotografia aerea alle ricognizioni dell’ager faliscus, in Atti del Convegno “100 anni di Archeologia aerea in Italia” (Roma, 2009), Oxford Archaeopress), [B.A.R.], 2011 in press.

G. Cifani, S. Stoddart, L. Ceccarelli, Exploring a frontier area in Etruria: the Civita di Grotte di Castro survey,  in G. Cifani, S. Stoddart (eds.), Landscape, ethnicity and identity in the archaic Mediterranean area, Oxford (Oxbow), 2011 in press.

A. Guidi, G. Cifani, A. Jaia,  Nuove ricerche nel territorio di Colle Rotondo ad Anzio, in Lazio e Sabina VII, (atti del Convegno, Roma 2010), Roma (L’Erma di Bretschneider) 2011 in press.

Link

http://uniroma2.academia.edu/GabrieleCifani

www.dipartimentodistoria.uniroma2.it/personale/Cifani.html

www.arch.cam.ac.uk/~gc353

 

Contatti

Gabriele Cifani, PhD, FSA

Ricercatore in Archeologia Classica

Dipartimento di Storia - Facoltà di Lettere

Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Via Columbia 1 - 00133 Roma (Italy)

E.mail: cfngrl00@uniroma2.it

 

Pagina web a cura di Giancarlo Santi – Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

Ultimo aggiornamento: 17.10.2011.

 

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